comfort zone

La settimana scorsa ho corso per la prima volta la mezza maratona. A molti sembrerà una banalità, per me è stata una vera e propria impresa perchè mai avrei pensato di poter correre per così tanto tempo.

Era da quasi 10 mesi che mi stavo allenando per questa corsa e, sebbene io sia una persona molto cocciuta, a volte ci sono stati dei momenti in cui mi sono chiesta perchè stavo facendo quello che stavo facendo, perchè mi stavo sottoponendo a quella tortura (come ad esempio gli allenamenti a ripetute), o perchè mi stavo alzando ben prima dell’alba per dedicarmi alla corsa anzichè al molto più confortante yoga.

Cos’è la comfort zone?

La comfort zone è un’espressione ormai molto diffusa, e forse abusata, che viene usata nei corsi di formazione aziendale, nei seminari di self help, nelle sessioni di coaching ma in realtà è stata usata per la prima volta per definire un range di temperatura (solitamente fra i 19° e i 26°) in cui l’essere umano si trova a suo agio e non sente nè troppo caldo nè troppo freddo.

Nel campo della formazione la comfort zone definisce invece quell’insieme di azioni e stati d’animo che fanno si che un essere umano si trovi a suo agio. Insomma una serie di azioni in cui ci si sente a proprio agio. Ci si sente a proprio agio ma non si cresce, non ci si sfida e non si sviluppano nuove capacità.

Ci sono persone che passano una vita all’interno della loro comfort zone e che non trovano mai il coraggio di sfidare se stessi per andare oltre. Senza alcun giudizio sono essenzialmente delle persone che hanno trovato un grado si soddisfazione e si sono “accontentate” pensando, o magari non pensandoci ma dimostrandolo, che quello sarebbe stato il massimo grado che avrebbero potuto raggiungere.

Stress e zona di comfort

Quello che noi banalmente chiamiamo stress è una reazione del nostro organismo a degli stimoli esterni che possono essere di diverso tipo. Ad esempio può essere una scadenza lavorativa, un impegno importante con la famiglia, una prova o un esame, uno spettacolo…insomma lo stimolo può essere id diverso tipo ma l’importante è vedere come reagiamo allo stress.

Quando si parla stress è importante sottolineare che lo stress non ha un’accezione esclusivamente negativa perchè all’interno dell’area di stress si trova anche il punto di massima concentrazione e produttività di ognuno di noi. E’ indubbio che è nella prima gara che si dia il meglio e rimanendo nell’ambito sportivo gli atleti nella maggior parte del tempo si trovano nella loro area di stress ed è proprio quando entrano nell’area do comfort che non si hanno più prestazioni al massimo.

E allora perchè quando si parla di stress si pensa in negativo?

L’accezione negativa dello stress, che noi tutti conosciamo (se non la conoscete vi invidio molto), è quella che prevede un livello di stress che va ben oltre quella di stimolo a fare del meglio. E’ quello stress negativo che ci va ingrassare/dimagrire, che ci rende nevrotici, che non ci fa dormire e qualsiasi altra reazione abbia il nostro organismo.

Così come lo stress può farci crescere è altrettanto vero che la zona di comfort può diventare sempre più ampia permettendoci di acquisire competenze e raggiungere traguardi in diverse aree della nostra vita. L’importante è darsi tempo, rendersi conto dei propri limiti e non volerli oltrepassare all’improvviso, ma con calma e serenità.

Cosa ho fatto io

Come sapete ho intrapreso un mio personale percorso di crescita personale, infatti ho creato una mia morning routine e ho cominciato a praticare diverse attività molto differenti fra loro per mettermi alla prova e raggiungere traguardi.

Di quello della mezza maratona avevo fatto solo qualche accenno per due motivi:

  • sono molto scaramantica (non è uno stato d’essere lucido, ma rientra nella mia comfort zone);
  • sapevo sarebbe stata durissima.

Infatti, sebbene la mezza maratona, sia sempre stata l’obiettivo finale ho cominciato con un programma che mi portasse a fare i 10 km senza fatica e in “tempi ragionevoli” (secondo i miei standard).

L’obiettivo era sempre quello ma l’ho suddiviso in tappe intermedie per non stressarmi troppo perchè mi conosco e so che sarebbe stato sconfortante per me vedere un obiettivo troppo lontano. Ho semplicemente sfruttato quello sapevo di me, a mio favore.

Può sembrare una banalità ma giorno dopo giorno sono andata oltre i miei limiti, oltre quello che credevo di me (come ad esempio fare allenamenti di ripetute che per me sono insopportabili).

Ho anche capito che quello non è il mio modo di allenarmi, che non è la percezione della corsa che voglio avere che invece voglio sia piacere e anche godimento di quello che mi circonda.

E mi sto già muovendo in questa direzione perchè io mica smetto di correre eh!

 

La vita comincia dove finisce la tua zona di comfort.

Neale Donald Walsch

 

unsplash-logoBruno Nascimento