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EMOZIONI DA MAMMA

UNA CORSA CONTRO IL TEMPO

corsa contro il tempo

Ieri sono arrivata in ritardo a prendere mio figlio al nido. avevo avvisato le maestre, il ritardo è stato poco meno di mezz’ora e comunque il nido non avrebbe chiuso a breve quindi potevo stare tranquilla ma mentre andavo a prenderlo in auto, immersa nel traffico delle 16 del pomeriggio immersa in una corsa contro il tempo, piangevo come una bambina.

In quei momenti mi sono sentita sopraffatta. Sopraffatta dal lavoro, dalle faccende di casa, dalle mille cose che deve gestire una mamma in una giornata. Ho pianto e sono arrivata a prenderlo con gli occhi rossi gonfi di lacrime chiedendogli scusa. Mentre lui mi correva incontro gridando “Bella mamma” e facendomi sentire ancora di più inadatta. Mentre la sua educatrice mi diceva di non preoccuparmi. mentre gli altri bimbi lo salutavano e chiedevano quando sarebbe arrivata la loro mamma.

Insomma, un episodio da niente, direte. Invece in quel momento mi sono sentita completamente impotente. mi è sembrato di aver rimandato un appuntamento importante per occuparmi di facezie. Ma torniamo indietro. Mi piace il mio lavoro, sono fortunata ad averlo e ad averlo flessibile, ma certe volte alcuni appuntamenti non si possono rimandare. alcune richieste non si possono prevedere, insomma è un mondo pieno di imprevisti e devo farci i conti. La mia paura più grande è quella di diventare una mamma poco presente, una mamma con la testa da un’altra parte, una mamma che non si ferma per giocare con suo figlio. Perchè non è quello che ho ricevuto e quindi non è quello che voglio dare a mio figlio.

E in quel momento mi è tornato in mente un episodio di quando ero piccola. Sono figlia di operai che hanno sempre lavorato sodo per portare avanti la famiglia, darmi il più possibile non in senso materiale ma nel darmi le possibilità. Scegliere il liceo che volevo, scegliere la facoltà che volevo, scegliere la mia strada. Sono stata fortunata e loro sono sempre stati al mio fianco, mi hanno sempre sostenuta, sempre appoggiata anche quando non erano d’accordo con le mie scelte.

Quando andavo a quella che all’epoca si chiamava scuola materna tornavo a casa della nonna con lo scuolabus. Mio padre lavorava come turnista e quel giorno aveva il turno di notte. Alla sera prima mi aveva detto, probabilmente scherzando o forse non me l’aveva proprio detto, che sarebbe venuto a prendermi lui all’uscita. Quindi io cocciuta com’ero ho detto alla maestra che veniva papà, non dovevo prendere lo scuolabus. Ora ripensandoci, sono passati più di 30 anni, se i miei genitori non avevano avvisato a scuola probabilmente non doveva venirmi a prendere papà ma sta di fatto che non ho preso lo scuolabus. E sono rimasta ad aspettare che mio papà arrivasse, e non è arrivato. Potete immaginare una bimba di 4 anni come poteva sentirsi. La maestra, che è un’amica di famiglia nonchè la mia maestra per tutte le elementari alla faccia della continuità scolastica, ha capito subito la situazione, penso non fossero passati neanche 10 minuti, e mi ha detto “Dai Martina, sali in macchina che andiamo incontro a papà”.

Abitava vicino alla nonna e mi ha portata dove sarei dovuta stare già da qualche minuto. Ometto il panico della nonna che ormai aveva fatto kilometri a piedi non vedendomi arrivare.
Ecco quello che non voglio è che mio figlio provi quella sensazione, dell’aspettativa delusa, del mancato arrivo, della delusione.

Ma so anche che non posso proteggerlo da tutto. Però ecco, per quanto possibile, vorrei attutirgli il colpo.

PS Il mio papà quel giorno era andato a fare una visita e quindi non sarebbe arrivato, quindi non mi ha deluso, semplicemente mi ero illusa io che sarebbe venuto a prendermi anche se lui non mi aveva fatto nessuna promessa. Le promesse fatte da lui sono sempre state mantenute.

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Aspirante mamma green che cerca di rendere il suo passo più lieve con due bimbi, un marito, un cane e un adorato lavoro come insegnante!

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