rischio soffocamento

Oggi la Dietista Elena Aprile ci parla di una delle paure più grandi dei genitori (e nonni, e zii e parenti tutti) quando si parla di autosvezzamento: il rischio di soffocamento

Molte volte è proprio la paura a bloccare noi genitori in questa scelta alimentare, ma in realtà basta fare attenzione e dare fiducia ai nostri piccoli.

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In queste settimane abbiamo scoperto insieme le differenze tra i vari tipi di svezzamento, che sappiamo sarebbe meglio chiamare “alimentazione complementare” (poiché il cibo affianca il latte che rimane l’alimento preponderante), abbiamo messo in luce quali sono i segnali a cui prestare attenzione per capire se il bambino è pronto per iniziare a sperimentare… e oggi arriviamo all’argomento che più ci preoccupa quando parliamo di offrire il cibo degli adulti: il rischio di soffocamento.

Rischio di soffocamento: quali sono i rischi reali e come evitarli

L’alimentazione complementare suggerisce di offrire al bambino i cibi che la famiglia porta in tavola per abituarlo a sapori e consistenze fin da piccino. Questo ovviamente richiede sia che venga seguito uno stile alimentare equilibrato e sano, con una grande varietà di alimenti, sia che il tipo di alimenti sia consono alle capacità di gestione del bambino.

È ovviamente un rischio reale il fatto che il cibo possa prendere la via sbagliata, quella respiratoria invece che quella digestiva, tuttavia i bambini che hanno raggiunto le capacità neuromotorie per avvicinarsi all’introduzione dei solidi hanno la capacità di gestire la situazione “cibo” più di quello che immaginiamo.

Differenze tra rischio di soffocamento e conato

Bisogna qui fare una distinzione tra rischio di soffocamento e il semplice conato, che è invece molto frequente poiché è un meccanismo di difesa attraverso il quale la lingua respinge il cibo non ancora pronto per esser deglutito in modo da far continuare la masticazione. Nei bambini il riflesso faringeo si attiva in un punto più avanti della lingua proprio per proteggerli, crescendo si sposterà al termine della lingua come per noi adulti. Sapere che un semplice conato è un evento più che naturale può aiutare a vivere il momento con più serenità, così che il bambino possa proseguire in tranquillità e senza allarmismi. Attenzione a mettere le mani in bocca a un bambino che sta provando di masticare e gestire un cibo! Rischiereste di spaventarlo e nella peggiore delle ipotesi di fargli andare di traverso ciò che ha in bocca.

È importante ovviamente offrire al bambino cibi che non gli facciano correre particolari rischi, che lui possa afferrare con le sue manine e gestire in serenità attraverso la masticazione con gengive/denti. Un’alimentazione complementare basata sulla condivisione del cibo della famiglia adeguatamente reso masticabile per un bambino desideroso di farlo non comporta un rischio aumentato di soffocamento; anzi, poiché si rispettano le reali competenze di quel bambino, lo diminuisce.

Rischio di soffocamento: alcuni suggerimenti

Inizialmente è più consigliato favorire verdure cotte al vapore in cimette o bastoncini in modo che il bambino possa afferrarle col suo pugnetto e mangiare ciò che sbuca riuscendo bene a gestire il cibo in bocca data la sua morbidezza. Tra i formati di pasta sono consigliati i fusilli poiché si spezzano bene. Via libera a frittate di verdure, filetti di pesce pescato (ovviamente attenzione alle lische!), formaggi morbidi ed eventualmente carne bianca scelta. I legumi inizialmente è meglio offrirli come zuppa o in forma di crocchette/polpettoni (come questo di lenticchie e quinoa ) o creme spalmabili (come questo hummus di ceci  ).

Molto importante è porre sempre attenzione al bambino che mangia e non lasciarlo solo per poter intervenire qualora fosse in difficoltà. Molto utile e consigliato è partecipare a un corso di disostruzione pediatrica per imparare le manovre da mettere in atto al bisogno, non solo al momento del pasto, ma anche per un’eventuale ingestione di oggetti estranei.

Ovviamente se offrire pezzi “grandi” di cibo vi crea una grande ansia che rischiate di trasmettere al bambino, vivendo male il momento del pasto, sminuzzate il cibo a cui è interessato e fategli provare ad afferrarlo; se invece vuole essere aiutato imboccatelo senza problemi. L’importante è rispettare le sue richieste.

Prima di salutarvi vi ricordo che per i bambini il cibo è un gioco, soprattutto i primi tempi, per cui è normale che più della metà non c’entri la bocca e possa finire per terra! Armatevi di pazienza e tappezzate il pavimento di giornali, nei mesi impareranno… ognuno con i suoi tempi ovviamente!
Cercate di dare fiducia ai vostri bambini, vi accorgerete che sono molto più abili di quello che pensate! E vedrete che con un po’ di allenamento la loro manualità sarà sempre più sviluppata e saranno molto più autonomi.

Vi do appuntamento al prossimo articolo in cui parleremo del “timing” di inserimento dei diversi alimenti e del rischio di allergie..

 

Dott.ssa Elena Aprile

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