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BIMBI E MAMME

Doula, una figura dalla parte delle mamme (parte I)

Il primo periodo dopo la nascita di mio figlio, come succede a molte mamme, è stato duro, durissimo. Non a causa sua, che è sempre stato un “bravo” bimbo, non ha mai avuto difficoltà nel dormire o nello stare tranquillo, ma perchè ci siamo dovuti scontrare con grosse difficoltà nell’avviamento all’allattamento e non sempre tutte le persone con cui mi sono trovata a parlare hanno saputo sostenermi. Anzi molte volte, e mi dispiace dirlo ma è successo soprattutto con figure professionali che dovrebbero sostenere una neo mamma, mi sono sentita mortificata, non all’altezza forse anche a causa mia ma in quel determinato periodo certe parole pesavano come macigni.

Poi, dopo le prime difficoltà che ho affrontato da sola, con il solo supporto di mio marito, ho deciso di iscrivermi ad un corso di massaggi al neonato. Non avrei potuto fare cosa migliore. Non per il corso, che è stato prezioso e di cui vi parlerò a breve, ma per le figure che lo tenevano, averle scoperte prima i primi mesi sarebbero stati una passeggiata. La Doula è una figura che in Italia non è ancora molto nota, non entra la maggior parte delle volte negli ospedali che sono ad oggi il punto di riferimento per una mamma. L’aiuto e il supporto che mi hanno dato è stato davvero un faro nel buio, e mi piacerebbe che tutte le mamme potessero trovare in loro quello che io non ho trovato in altri luoghi ad inizio allattamento.

Per me sono state Beatrice ed Elena (per chi abita in Veneto le trovate a questa pagina Facebook Mamma? Ti meriti una Doula!) alle quali ho posto delle domande per chiarire meglio il loro ruolo e per dire a tutte le mamme che leggeranno questo post che non sono da sole, mai, anche quando pensate di esserlo e lo sconforto e sulla vostra spalla. Le cose da dire sono tantissime, per questo troverete la prossima settimana la seconda parte di questo post che altrimenti avrebbe rischiato essere troppo lungo.

Partiamo dalle basi. Chi è una Doula? Di cosa si occupa?

Immagina una compagna di viaggio che ti sia accanto, con il corpo e con l’anima, nel periodo più totalizzante e stravolgente della tua vita, il più importante, e che lo faccia con coscienza, senza giudicare i tuoi stati d’animo e le tue scelte, anzi: che le tue scelte le metta al primo posto, le sappia ascoltare, comprendere, e che cerchi con te le soluzioni possibili perché le si possa perseguire.

Immagina che questa compagna di viaggio sia preparata, informata, rispetto a questo periodo, ma non ti voglia convincere che quello che sa è l’unica strada percorribile: quello che sa può diventare per te uno strumento per arrivare dove desideri e nel modo in cui lo desideri. Può mediare, può costruire reti che aiutino, che non soffochino.

Questa compagna di viaggio ascolta, sente, c’è. Ti sostiene, ti guarda, non ti giudica: rispetta la tua storia, il tuo pensiero, la tua unicità. Ti accompagna nell’entrare in contatto con la creatura nella tua pancia affinché possiate riconoscervi quando deciderà di uscire per diventare parte di questo pazzo mondo.

E ti accompagnerà, consapevole e vicina, quando affronterete le incertezze e i dubbi della nuova vita, a due, a tre, con i fratellini. Che sia per te la prima volta da mamma, la seconda, o l’ottava. Immagina una compagna di viaggio che non ti dice quello che devi fare, ma ti chiede cosa vuoi fare e come lo vuoi fare, e che insieme lo rendiate realtà. Sa accoglierti e starti accanto quando c’è il sole ma anche quando piove (e piove forte).

Una compagna che lavorerà accanto a te per poterti conoscere davvero affinché tu possa vivere, con le tue forze, i tuoi desideri, il tuo modo, e la tua storia, la tua migliore esperienza di maternità. Ecco, se hai immaginato una compagna di viaggio così, hai immaginato una doula.

Una doula è una professionista non sanitaria, preparata ed esperta, di maternage, ma prima di tutto di relazioni nascenti. Sa stare accanto alle donne, può supportarle senza giudicarle, riconoscendone invece la magia dell’individualità: la storia, la sua forza e le sue infinite possibilità. Dà valore all’emotività, ma anche alle necessità più pratiche, più fisiche. Dà valore alla donna che ha davanti, dà valore alle donne. Ogni donna, nella maternità soprattutto, merita una doula.

Qual è la formazione di una Doula, il suo percorso?

La formazione inizia nel momento in cui, parlando con altre donne, altre mamme, la potenziale doula sente di poter restare in ascolto aperto, percepisce un sentimento di avvicinamento, di comprensione, e non ultima la volontà di aiutare la donna che ha davanti.

In quel momento, si è attivata una propensione naturale, empatica, che può essere sostenuta e di conseguenza può evolvere in una vera e propria professione. Come? Iscrivendosi ad una delle tante Scuole presenti in Italia. Noi abbiamo frequentato la Scuola di Ecomondo Doula, la maggiore realtà italiana in questo senso. Il corso dura 9 mesi, richiede la frequenza di un fine settimana al mese.

In poche parole, il corso prepara la doula ad essere il giusto supporto per ogni donna nel rispetto dei suoi desideri, delle sue paure, della sua storia e del suo sentire.

 

In pratica, cosa fa una Doula? In che fase della maternità sarebbe ottimale essere accompagnate da questa figura?

Difficile definire le competenze di una doula in poche righe: principalmente è in grado di accogliere la madre ed il padre, ascoltarne timori, volontà, bisogni senza giudicare. Sostiene i genitori cercando di far emergere le loro innate competenze, rafforzando la fiducia in loro stessi e nelle proprie capacità. Può costruire una rete di intervento affinché le volontà possano diventare realtà, nei limiti del possibile. È in grado di informare informandosi a sua volta perché i genitori possano prendere decisioni fondamentali in maniera consapevole, rispettandone l’indole e non orientandoli in base alle proprie convinzioni. Sa rassicurare, essere presente emotivamente e fisicamente durante l’intero periodo attorno alla nascita di un bambino.

Per tutti questi motivi, e consapevoli che la miglior condizione di collaborazione nasce dall’ascolto e dal tempo trascorso insieme, sarebbe bello poter creare un clima di conoscenza e di fiducia già in gravidanza.

Durante il parto, la doula garantisce continuità di presenza, sostegno fisico ed emotivo, supporto nella delicata e a volte complessa opera di mediazione con gli operatori affinché i desideri della coppia siano, nei limiti, rispettati.

Nel post parto, aiuta i neo-genitori a superare la fatica, a riorganizzare la vita e la casa, ad accettare e vivere con serenità ansie e umori variabili. Una doula è la persona che vorresti vicino quando sei confusa, stanca, hai bisogno di parlare, di stare, di essere quello che senti, di un abbraccio, di individuare la tua strada e di fidarti che sia quella più giusta per te.

Una mia curiosità personale: perché la figura della Doula è così poco nota in Italia?

La struttura sociale in Italia è cambiata nel corso degli ultimi 50 anni. Fino a quarant’anni fa le famiglie erano numerose, vicine, le donne nei nuclei familiari si sostenevano, si prendevano cura l’una dell’altra, vivevano le tappe della vita con partecipazione, fin da subito: le bambine assistevano le neomamme insieme alle donne più adulte, le adolescenti prendevano confidenza con i neonati, concretamente. Le neomamme erano messe nelle condizioni di occuparsi dei propri bambini senza altri pensieri: altre donne consentivano loro di allattare, riposare, nutrirsi.

Con il passare del tempo la situazione è cambiata. Le famiglie si sono ridotte al minimo, gli aiuti spesso sono lontani, le nonne sono meno disponibili (spesso sono ancora in età da lavoro quando le figlie partoriscono), lo stesso modello sociale di madre mostra ora donne che non hanno bisogno di aiuto, che vivono gravidanze senza sosta, maternità in cui fanno tacere l’istinto e allontanano i propri figli a suon di autonomie precoci e confuse, nocive. Questo modello imposto destabilizza e frustra le madri, che hanno poca o nessuna esperienza nell’ambito della maternità, e si ritrovano a delegare a strumenti e dispositivi pubblicizzati come imprescindibili i propri timori. Non è concepita la richiesta di aiuto, vissuta come una sconfitta, né l’ammissione del bisogno di un supporto, di qualcuno accanto, anche e soprattutto in una fase naturale ma affatto razionale come la maternità. Anche questo è visto come un segno di debolezza sociale, di mancanza.

Non ci piace generalizzare, per prime difendiamo il valore della soggettività, dei vissuti, dell’indole di ogni madre. Ma quello che osserviamo ha a che fare molto spesso con madri che in gravidanza non cercano qualcuno che le accompagni, e dopo il parto a volte si sentono sopraffatte e non riescono a reagire, o si sentono molto giudicate da chi sta loro accanto. Tutto questo per dire che il nostro lavoro nasce da un bisogno sociale, ma siamo consapevoli del fatto che il nostro cammino sia ancora lungo. Noi ci siamo, e compiere quotidianamente un lavoro buono e rispettoso crediamo sia il miglior modo per far sapere alle donne che possiamo essere con loro perché siano quello che sentono.

About Author

Aspirante mamma green che cerca di rendere il suo passo più lieve con due bimbi, un marito, un cane e un adorato lavoro come insegnante!

3 Comments

  • Serena
    Febbraio 13, 2018 at 11:01 pm

    un app utile!

    Reply
  • Marina
    Febbraio 14, 2018 at 10:12 am

    Ciao, questo post sarà molto utile alle neo mamme!

    Reply
  • Valentina
    Febbraio 14, 2018 at 1:14 pm

    Non conoscevo questa figura…molto interessante!

    Reply

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