Continua la nostra chiaccherata con le Doule di Mamma? Ti meriti una Doula!

Se vi siete perse la prima parte la potete trovare a questo link. In questa seconda parte andremo ad affrontare uno degli argomenti a me più cari: l’allattamento. Ho scoperto, anche grazie ad Elena e Beatrice, che l’allattamento è un vero e proprio mondo, che spinge le mamme contro ogni loro limite e genera tantissime difficoltà e dubbi. Ma lascio la parola a loro, che di questioni legate alla maternità sono delle vere esperte.

Il mondo delle mamme, soprattutto delle neo mamme, è un mondo delicato in cui entrare in punta di piedi. Qual è la preparazione che deve avere una Doula per poter entrare in questo cerchio senza essere invadente ma allo stesso tempo aiutando una mamma in difficoltà?

La scuola delle doule prevede un esame conclusivo ed un periodo di tirocinio, che consentono alla futura professionista di misurare a livello pratico la propria preparazione teorica. Ma il presupposto fondamentale per una doula per esserci e per agire nel migliore dei modi è la consapevolezza di essere una professionista alla pari, che sa comprendere perché conosce la realtà complessa con cui si rapporta, la rispetta, soprattutto nel senso dell’unicità legata alla soggettività.

Le donne di oggi si trovano molto spesso sole ad affrontare un’esperienza che invece proprio tra le sue componenti essenziali prevedrebbe il sostegno tra donne, il confronto, la condivisione, l’incoraggiare e rinforzare alcuni saperi femminili nella loro natura più profonda e innata.

La doula sa esserci e costituisce una risposta, in una prospettiva preventiva e propositiva, alle richieste di sostegno e di aiuto provenienti da una società che, da un lato, ha subìto rapidi e profondi cambiamenti, ma dall’altro ha bisogno per la sua stessa sopravvivenza di tenere saldo, riconfermandolo, il legame con le proprie radici umane e istintive più profonde.

 

Io personalmente mi sono trovata molto in difficoltà durante l’allattamento che, reputo per mia esperienza, la fase che mi ha fatto diventare davvero Mamma. Secondo voi perché nei corsi preparto, nella preparazione della mamma, e in molte altre occasioni la fase dell’allattamento viene sottovalutata e data per scontata?

Dunque… Questa, più che una domanda, è un vaso di Pandora. Quando ci troviamo con una o più donne ad affrontare questo aspetto della maternità, ci piace sempre molto cominciare affermando che “l’allattamento è, prima di tutto e sopra a tutto, una relazione. In primis una relazione d’amore.” Se ci pensi, in queste parole è contenuto e racchiuso tutto.

La natura ci ha creato perfetti e perfette. E ha previsto che, quando il primo grande viaggio in totale simbiosi termina, mamma e bimbo si incontrano, e hanno bisogno di riconoscersi reciprocamente, di raccontarsi l’un l’altra. La pratica dell’allattamento, così come l’ha pensata e prevista Madre Natura, è ciò di cui abbiamo bisogno, in questo senso. Essa è, in sé, qualcosa che va al di là della ragione, e che prima di tutto e oltre a tutto è fatta di istinto, di sensazioni, di emozioni, di fiducia reciproca nelle proprie competenze innate e in quelle altrui. Detto così, l’allattamento non ha bisogno di null’altro che di una madre e del suo cucciolo.

Qualcuno ci insegna, per esempio, come amare? Ecco, allora stampiamoci bene in testa che tutte (salvo rarissime e ben determinate eccezioni) le madri possono allattare e tutti bimbi possono nutrirsi al seno. Non tutte poi ci riescono o lo vogliono, a causa di una serie molteplice di fattori sociali e culturali. Ma perché allora sembra essere tutto così complicato? E perché, nelle dovute sedi, non se ne parla quanto le madri ne avrebbero bisogno (ma questo, soprattutto le primipare, lo scopriranno solo dopo)?

La questione è più complessa di quanto sembra. Proviamo ad analizzarla per punti.

C’è un errore sostanziale nel pensare che “si prepara la mamma” e/o “si leggono i libri per imparare come fare”… dietro a quest’errore c’è l’assunto di fondo che le madri non siano già in grado di farlo. E così le madri non si sentiranno mai sufficientemente in grado di essere le madri giuste per i loro cuccioli. A quante madri abbiamo sentito dire “tutti i libri che ho letto non mi sono serviti a niente”! Ripetiamo: qualcuno ci insegna come amare? Come fare l’amore? no, è evidente. Lo viviamo, lo sperimentiamo, per tentativi ed errori, correggiamo la rotta, ci miglioriamo. Se ci pensiamo bene, “andare a un corso” aspettandosi che “mi dicano come si fa”, in cui spesso il tutto viene liquidato con una chiacchierata di due o tre ore, è in questo senso estremamente fuorviante. Perché ci autorizza a pensare a. che ho bisogno che qualcuno mi dica “come si fa”: io da sola non sarò mai in grado; b. se basta così poco a liquidare il tema, tutto sommato sarà anche una cosa “da poco”. E se poi le cose non vanno come avevamo previsto o desiderato, ci sentiamo anche sbagliate, perché non siamo state in grado di fare per nostro figlio una cosa che sembrava anche scontata.

Ma sì, mamme, tranquille! Che tanto casomai c’è sempre il biberon…non è mai morto nessuno per un biberon, in fin dei conti. E per fortuna che c’è! Pensate a una volta, quando non c’era. E lamentatevi, poi!”. Oppure il paracapezzoli, il tiralatte, oppure, oppure, oppure…insomma: abbiamo sempre bisogno di qualcosa. Di qualcosa che non siamo noi. Perché noi, di riffa o di raffa, non bastiamo. Eppure a tante mamme, che si sono realmente sentite dire almeno alcune di queste cose, queste parole proprio non vanno giù (e così si sentono ancora più in colpa). Perché loro VOLEVANO allattare. Perché ce l’avevano, ce l’hanno dentro. Perché, come dici tu, questo è un aspetto dell’essere diventate madri. Nutrire i nostri figli di quel latte che per loro è il meglio, di quell’abbraccio che meglio del nostro non ce n’è, di quel calore e di quell’odore che loro ci riconoscono poppata dopo poppata, che solo nostra può essere, che li calma e li addormenta di quella pace che ci terremo nel cuore per sempre… Loro, quelle madri, volevano tutto questo perché ce l’avevano nel cuore. E per quelle madri, portate pazienza, non c’è biberon che tenga. Ma difficilmente le cose cambieranno finché dietro a tutto questo sistema socioculturale c’è un paese che si appoggia a ditte che devono vendere prodotti per l’infanzia, a partire dalla nascita e anche prima (biberon, latte di formula, ciucci, paracapezzoli, tiralatte –i quali, adoperati molto spesso nei modi e nei tempi sbagliati, non fanno altro che fare danni…) invece che investire sull’allattamento come pratica di promozione della salute nel senso più ampio del termine, come ha dichiarato già molti anni fa l’OMS. Perché quelle ditte, della nostra salute, non sanno molto che farsene. Potremmo continuare.

Tutto questo per dire che si tratta di una questione complessa e composita. Di una questione che investe un aspetto estremamente intimo e forte della nostra vita, che, relegato dentro i muri di una Asl o di un ospedale si riduce e si impoverisce nell’arrivare all’utenza, anche perché parte dal luogo sbagliato. Allora bisognerebbe iniziare facendo due cose:

  • facendo “uscire” l’allattamento da ulss e ospedali, risaltandone la dimensione fortemente relazionale e umana, oltre che quella di “nutrimento fisico”;
  • sostenendo e promuovendo le capacità innate della diade mamma bambino, nonché le molte possibilità che questa possiede, come realtà di promozione della salute e di costruzione di un legame che, quando ben sostenuto, diventa fattore trainante per il benessere di una persona. E in questo senso il nostro paese (nonostante i numerosi sforzi che faticosamente vanno in questa direzione) ha ancora tanta, tanta strada da fare.

In Italia la Doula può entrare in sala parto? È una figura che viene pagata privatamente dalla mamma o ci sono convenzioni con gli ospedali?

Possiamo occuparci del benessere della madre e della coppia in gravidanza, durante il parto e dopo il parto. La continuità di presenza e il livello di conoscenza instaurata prima del parto tra la madre e la propria doula, permette alla madre (ed al padre) di potersi concentrare sull’esperienza che sta vivendo, di rilassarsi anche riguardo al fatto che le sue esigenze e i suoi desideri possano essere rispettati il più possibile grazie alla mediazione della doula, ma anche grazie alle pratiche di sostegno e di comunicazione non verbale che sa attivare.

Diversamente dai paesi del Nord Europa e del Nord America, in Italia la figura della doula non è così conosciuta, pertanto spesso le madri e gli altri operatori ignorano le sue competenze, spesso la sua stessa esistenza, e purtroppo la scarsa conoscenza crea tra il personale sanitario un clima di diffidenza.

Per cui sì, potenzialmente la doula sarebbe preziosa anche durante il parto, ma ufficialmente non è prevista la sua presenza nel luogo del parto. La madre può richiederne la presenza per lo più in alternativa a quella del padre, ma è anche possibile che la madre chieda formalmente al responsabile della struttura scelta che durante il parto sia presente una doula.

Confidiamo che con il tempo, con l’aumentare delle esperienze e quindi delle richieste, possa diventare comune avere una doula accanto, anche nelle strutture sanitarie pubbliche e private. In questo senso, al momento, la professionalità della doula è totalmente a carico della madre. I servizi offerti possono variare molto a seconda, da un lato, delle personali competenze professionali dell’operatrice e, dall’altro, delle esigenze della futura madre.

Voi oltre all’assistenza one to one della mamma organizzate anche corsi, incontri formativi e momenti di confronto fra mamme che personalmente ho trovato preziosi. Avete un episodio particolare che vi è rimasto impresso di queste attività?

Ogni storia di maternità è unica e rappresenta per noi un’opportunità per apprendere e migliorare professionalmente. Amiamo incontrare gruppi di mamme e bimbi, vegliare sui legami nascenti e sulle forme sincere e spontanee di autoreciproco sostegno.

Gli scambi sono genuini, spontanei, fatti col cuore. Ogni momento trascorso in ascolto, testimoni di quanto possano fare due ore passate a capire che non si è sole, è una pagina di un diario che compone un patchwork vivace e dai colori intensi. Ricordiamo madri all’apparenza tutte d’un pezzo, che si sono sentite al sicuro ed autorizzate ad aprirsi e a mostrarsi spaventate e tenere.

Ricordiamo madri allegre che hanno portato ventate di risate ma che hanno anche potuto dire quanto siano affaticate e spaventate. Ogni madre che decide di condividere con noi e con le altre madri il tratto più intenso della propria vita ci rende onorate e forti.

Qual è il messaggio che cercate di trasmettere a tutte le mamme con le quali venite in contatto?

Poter essere le mamme che si sente di essere, oggi, è come spiccare un salto altissimo mentre attorno in tanti ti dicono che è pericoloso e che rischi di far male a te stessa ed al tuo bambino.

Eppure tu vedi la traiettoria, non sai cosa succederà, hai paura, ma sai che il salto è il modo giusto per trovare e prendere la strada che fa per te.

Ecco, il messaggio è questo: l’istinto materno appartiene a tutte le madri, offuscarlo è pericoloso, ignorarlo è faticoso e destabilizzante. Tutte le mamme possono essere le madri che sentono di dover essere, al di là di giudizi altrui, di consigli indesiderati, di manuali all’ultima moda. E in questo percorso possono non essere sole… la doula c’è. Tutte le mamme si meritano una doula.