come mi vedo

Qualche giorno fa ho fatto un piccolo sondaggio si Instagram dove chiedevo a chi segue a pagina se è essenziale vedere chi sta dietro alla pagina. Insomma quello che volevo chiedere era se è necessario apparire nel feed per essere credibili e soprattutto per creare un gruppo di persone che siano interessate ad un argomento, che interagiscono fra loro con consigli e suggerimenti.

Come immaginavo le risposte sono state prevalentemente positive, cosa che mi ha fatto molto riflettere. Io non sono una persona che ama fotografarsi, preferisco stare dietro l’obiettivo sia di una macchina che del telefono. Non mi sentirei a mio agio nel postare scatti di me o nel parlare davanti all’obiettivo per fare una stories. Sia chiaro, non ho nulla contro chi lo fa solo che non è una cosa che fa per me. Non mi sento bene la mattina davanti allo specchio, figuriamoci davanti ad una platea di persone (seppur ristretta) che non vedo in faccia!

Ma da dove deriva questo mio atteggiamento? Ho provato a rifletterci e sono arrivata alla conclusione che sia sicuramente un retaggio che mi porto dietro dall’adolescenza che ho vissuto in una perenne lotta con me stessa e in particolar modo con il mio corpo. Nel corso degli anni, dallo sviluppo in poi, la mia vita è stata un costante susseguirsi di tutte le diete possibili ed immaginabili, trovate nei giornali, nei libri e poi in internet volte a modificare questo corpo che ancora oggi non mi soddisfa. Ma partiamo dall’inizio.

Come mi vedo: I dati di fatto

Non sono alta, anzi sono catalogabile come bassa con il mio metro e 56 cm. E’ genetica, questa non la posso cambiare. Da piccola sono sempre stata mingherlina, la più piccola e magra della classe fino all’adolescenza, appunto. In quegli anni è avvenuto il patatrac per la mia mente.

Attualmente ho una struttura fisica che io definisco “robusta”, vesto una 42, ho una quarta di reggiseno, porto gli occhiali che ormai sono una parte di me (e l’apparecchio ai denti, ma quello prima o poi lo toglierò!)  ma soprattutto non mi piaccio. Nemmeno la gravidanza, nemmeno mio figlio che mi vede come la più bella al mondo può cambiare questa mia convinzione che gode di ben 20 anni di onorato servizio.

Essendomi sempre affidata al fai da te dopo la nascita di mio figlio ho deciso di investire in specialisti. Prima mi sono affidata al dietologo di mio marito, che lo aveva seguito da giovane, che mi ha diagnosticato intolleranze a non finire e che, alle varie visite di controllo, mi ha “accusata” di mentire su ciò che mangiavo. Il risultato è stato quello di cambiare professionista e affidarmi ad una nutrizionista (donna, non che sia importante ma mi ha fatto sentire molto a mio agio) che oltre a fidarsi delle mie parole mi ha assecondato sulle mie abitudini alimentari. Mi sono trovata benissimo ma il risultato è stato che il mio peso è rimasto invariato. Per un anno e mezzo ho mangiato più di quello che mangiavo prima per ritrovarmi sempre al punto di partenza.

Ho deciso di smettere di andare perchè anche la nutrizionista mi ha detto che la mia alimentazione andava bene così, che lei no poteva fare altro. Nel mentre, ci tengo a sottolinearlo, ho preparato e portato a termine una mezza maratona e affrontato lezioni di yoga vinyasa quotidiane, quindi non mi posso definire una persona pigra.

Immagino che voi arrivati/e a questo punto direte: ok, ma a noi cosa interessa tutto questo? Probabilmente nulla, me ne rendo conto, ma ho bisogno di mettere nero su bianco i motivi per cui non mi vedete nei miei canali. Ma forse ho più bisogno di dirlo a me stessa. Mi perdonerete quindi se approfitto di questo spazio.

Come mi vedo: Body shaming e accettazione

Quando sento parlare di curvy, modelle “morbide” e tutti gli altri modi in cui vengono definite queste donne che molto semplicemente accettano e amano il loro corpo la mia reazione è sempre divisa in due. Da un lato le stimo davvero, come solo una donna può stimarne un’altra, dall’altra mi dico sempre che io però voglio essere magra, non voglio accettarmi così. E diciamocela tutta, a 35 anni ormai il mio corpo è questo, mica può cambiare quindi qualche spiraglio di “rassegnazione” lo dovrei perlomeno avere.

Ma mi sono resa conto che io faccio parte di quella categoria di donne che si pesa 4/5 volte al giorno, che gioisce quando perde un etto e che non si vede bene con nulla. Il che cozza in maniera epica con la mia personalità, e chi mi conosce lo sa, e la mia consapevolezza. Ho consapevolezza delle mie capacità e potenzialità che convive con la mia completa incapacità di accettare il mio corpo.

Le mie abitudini di vita mi spingono a non giudicare le persone per il loro aspetto, e in questo riesco bene, solo una persona non riesco proprio a non giudicare: me stessa. Una volta una persona mi ha chiesto cosa mi piace fisicamente di me stessa e non sono riuscita a rispondere. In quel momento ho capito che l’adolescente che è in me non smetterà mai di giudicarmi, non starà mai zitta se non sarò io a zittirla.

Da una banale domanda su Instagram è scaturita in me la voglia di piacermi come sono. Sia chiaro, mi rendo conto che non è un percorso facile ma ci voglio almeno provare. E non solo per me, ma anche per mio figlio.

Artem Kovalev