Vivere in un’ottica green non è semplice non perchè sia difficile avvicinarsi alla natura e alle sue infinite possibilità ma perchè negli oggetti che utilizziamo ogni giorno ci sono tantissimi elementi che entrano in gioco.

Per me, come ho avuto modo di raccontarvi più volte, la svolta è arrivata con la nascita di mio figlio, non prima considerato che ho lavorato fino all’ultimo giorno utile, scelta che non mi ha permesso di documentarmi approfonditamente, come piace a me, sui vari aspetti da prendere in considerazione. Con la sua nascita però ho preso delle scelte ben definite e inevitabilmente sono finita a rivalutare tutte quelle fatte finora.

Una di queste è stata quella relativa ai vestiti. In commercio si trovano moltissime tipologie di vestiti e tessuti, molti dei quali subiscono dei trattamenti molto aggressivi e realizzati con additivi chimici che ne cambiano inevitabilmente le caratteristiche e, per forza di cose, entrano in contatto con la nostra pelle e quella dei nostri bimbi.

Se scegliere di utilizzare i pannolini lavabili o ecologici può sembrare una scelta “strana” ma comunque plausibile perchè a livello economico c’è un effettivo risparmio, quando si parla di tessuti e quindi di vestiario, in particolar modo per i bambini, la scelta di acquistare dei tessuti naturali, che quindi richiedono una lavorazione diversa da quella delle grandi catene, può sembrare una scelta elitaria.

E’ inutile girarci intorno: un bimbo costa. Si possono prendere alcune accortezze nella vita di tutti i giorni, investire in pochi giochi ma di qualità, scegliere un’alimentazione stagionale, ma comunque un bimbo costa e i vestiti, che nel migliore dei casi vengono usati una manciata di mesi ne sono l’evidenza tangibile.

Per quanto si possa scegliere di acquistare solo l’essenziale si devono avere dei ricambi e, mentre per noi adulti il decluttering è d’obbligo, per i bimbi non è così semplice. Ritengo però che, all’interno delle proprie possibilità, si debba sempre fare attenzione a quali tessuti vengono a contatto con la pelle dei nostri bambini, quindi penso di conseguenza che sia essenziale perlomeno leggere le etichette, osservare e toccare con mano i tessuti quando andiamo ad acquistare dei vestiti.

Fortunatamente anche le grandi catene di vestiti low cost hanno introdotto delle linee in Organic cotton che, seppur non siano perfetti, permettono di avere dei tessuti certificati. Una cosa che mi ha sempre sorpreso è come ci siano migliaia di certificazioni per gli alimenti mentre sia molto più difficile trovarne per i tessuti che hanno la stessa importanza a livello di vita quotidiana.

Vista questa difficoltà ho deciso di riassumere le certificazioni per i tessuti in una tabella che possa essere utile e facilmente consultabile anche quando si è all’interno del negozio per fare acquisti. Oltre a questa versione nel post la trovate anche in formato pdf da stampare e usare all’occorrenza.

 

GLOBAL ORGANIC TEXTILE STANDARD (GOTS)

Questa certificazione tessile è riconosciuta come la più importante a livello di standard internazionale per la certificazione di prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica. Oltre alla qualità delle materie prime questa certificazione tiene in considerazione anche tutte le fasi di produzione che devono rispondere a degli standard molto restrittivi. E’ riconosciuta da tutti i principali mercati ed è una delle certificazioni più diffuse. E’ stata istituita nel 2005.

 

Fonte: http://www.global-standard.org/

 

GLOBAL RECYCLE STANDARD (GRS)

E’ una certificazione dedicata a tutte quelle aziende che all’interno delle fibre tessili inseriscono anche una parte di materiale riciclato. Il GRS definisce uno standard internazionale per tutte le fasi della produzione e definisce altresì degli standard per l’impatto ambientale durante la produzione. E’ stato istituito nel 2014.

 

Fonte: http://textileexchange.org/integrity/ 

 

 

OEKO-TEX

E’ lo standard di controllo per i prodotti tessili e tutti i correlati (bottoni, cerniere, accessori). Certifica il non impiego di trattamenti tossici e suddivide i prodotti in varie classi in base alla destinazione d’uso. Assicura il rispetto dei limiti di legge per quanto riguarda elementi tossici come coloranti azoici, formaldeide, pentaclorofenolo, cadmio nichel, ecc. e anche per tutte quelle sostanze dannose non regolamentate per legge dannose anche per l’ambiente.

Fonte: https://www.oeko-tex.com/it/business/certifications_and_services/ots_100/ots_100_start.xhtml

 

ORGANIC CONTENT STANDARD (OCS)

Certifica la presenza di fibre naturali derivanti da agricoltura biologica e garantisce la filiera di tutti i componenti del capo di abbigliamento. Per avere questa certificazione i capi devono contenere essere composti almeno per il 5% di fibre naturali certificate biologiche.

 

 

Fonte: http://icea.bio/organic-content-standard-ocs/

 

ISTITUTO CERTIFICAZIONE ETICA ED AMBIENTALE (ICEA)

Questa certificazione include diverse certificazioni per i prodotti tessili, alcune delle quali vengono riportate qui di seguito. ICEA è uno degli organismi più noti a livello internazionale e di conseguenza questa certificazione è una delle più diffuse non solo per il tessile ma anche per la cosmesi, l’edilizia, la detergenza e l’alimentare.

 

 

Fonte: http://icea.bio/

 

RESPONSIBLE DOWN STANDARD (RDS)

E’ una certificazione che fa riferimento a tutti quei prodotti tessili che prevedono una componente animale come le imbottiture dei piumini. Questa certificazione assicura che tutti gli elementi di imbottitura siano stati ottenuti da animali ai quali non sia stato causato dolore, sofferenza o stress inserendo anche un elemento di tracciabilità delle materie prime.

 

 

Fonte: http://icea.bio/organic-content-standard-ocs/

 

RESPONSIBLE WOOL STANDARD (RWS)

E’ la certificazione dedicata a tutti i tessuti in lana. I suoi standard garantiscono che gli animali dai quali viene ricavata la lana non hanno subito violenza e non sono stati vittime di sofferenza, dolore e stress.

 

 

Fonte: http://icea.bio/tessile/

 

LIFE CYCLE ASSESSMENT (LCA)

E’ la misurazione dell’impatto globale complessivo di tutto il ciclo di produzione del capo di abbigliamento. Va di pari passo con la normativa ISO 14040.

 

 

 

Fonte: http://icea.bio/tessile/

 

Altre certificazioni che si possono trovare sull’etichetta di capi di abbigliamento ecologici:

CARBON REDUCTION LABEL

E’ la certificazione che consente di definire che il prodotto è neutrale per l’ambiente. Il calcolo viene definito mixando le varie componenti che vanno a produrre il capo di abbigliamento e i vari step del processo produttivo.

Fonte: http://www.clevel.co.uk/

 

 

 

 

 

 

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